Buoni propositi per il 2024… per me, genitore!

Riflettevo in questi giorni “più lenti del solito” e mi sono chiesta: come genitore su cosa posso impegnarmi? Su cosa posso lavorare? Su me stesso? Sul rapporto con i miei figli? Se io ho una carta da giocare, su cosa la gioco? Per raggiungere cosa?

Ho pensato di attribuire ad ognuno dei nostri 5 sensi, che conosciamo bene tutti, una parola/un concetto che potrebbe esserci d’aiuto per lavorare su noi stessi e che, “a cascata” potrebbe esserci d’aiuto con i nostri figli. 

La vista
Iniziamo dalla vista: ho pensato al concetto di osservazione e dello stare “un po’ lontani, ma vicini”. In ogni momento i nostri bambini avranno bisogno chi più chi meno e in maniera del tutto diversa, di noi genitori.

Qualcuno di voi avrà sicuramente sentito parlare di Bolwby che è un etologo e prima ancora di dedicarsi alla psicologia ha costruito la sua teoria dell’attaccamento sulle osservazioni del mondo animale. Secondo Bolwby “la caratteristica più importante dell’essere genitore è fornire una base sicura da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi al mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste , rassicurato se spaventato….essere disponibili, pronti a rispondere quando chiamati in causa, per incoraggiare e dare assistenza, ma intervenendo attivamente solo quando è necessario”.

E se noi iniziassimo a lavorare sulla nostra presenza che a volte è solo fatta di sguardi…lo sguardo che rassicura/che interviene/che comprende/che fa rispettare…che ne pensate? 

L’udito
L’udito invece a volte ci fa così male…ci fa male sentire a volte ciò che dicono i nostri figli, come ci rispondono, come usano il loro linguaggio…ma a volte le cose che ci raccontano non sono belle? Intense? Piene di fantasia, di scoperta, di voglia di esprimere ciò che si ha dentro… e come genitore, che sono d’esempio anche e soprattutto con le parole, posso lavorare su un linguaggio empatico, non giudicante, senza urlare troppo?

Il tatto
Il tatto mi riporta a questi giorni di festa appena passati. Mi tornano alla mente i momenti belli, di condivisione con i parenti e amici, ma anche talvolta le fatiche di alcuni gesti fatti perché ‘si deve, ed è buona educazione’. Scombussolamenti di routine varie nostre e dei nostri figli e richieste talvolta fuori luogo di baci e abbracci da parte dei nostri figli proprio perché il contesto ci porta a…solo perché ci troviamo ed è Natale…

Proviamo a toccare con mano queste situazioni anche di disagio e cerchiamo di rispettare un pochino di più il gesto di un bacio e un abbraccio? 

Giorgia Cozza pochi giorni fa postava pensieri che condivido riguardo l’importanza del trasmettere ai nostri figli che si può dire di no quando sentiamo che dentro di noi è no. I baci e gli abbracci sono gesti importanti e dovrebbero essere offerti e accettati con piacere, senza forzature e insistenze. 

Questo succede anche quando si è appena diventati neo genitori, si torna a casa e il parentado insiste nel voler prendere in braccio il nostro bambino/a anche se lui/lei sta piangendo… Il consiglio è proprio quello di riprendere il vostro bambino/a con naturalezza e un bel sorriso spiegando se volete ciò che volete (ha fame, è stanco/a, etc). Siate un po’ corazzati e fate ciò che ritenete giusto per voi e per il vostro bambino/a non ciò che è giusto per gli altri. 

Il giusto
Passiamo al gusto: se ci pensiamo i bambini sin dalla nascita scoprono il mondo attraverso il gusto che passa dal primo alimento, ai primi giochi da manipolare. Attraverso la bocca i bambini incontrano sensazioni nuove unendo al gusto del sapore anche quello dell’esplorazione dei vari materiali e delle differenti sensazioni.  Il rapporto con il cibo è molto legato all’atteggiamento degli adulti che, anche inconsapevolmente, possono già orientare scelte e gusti. Non bisogna neppure dimenticare che il rapporto con il cibo, come in genere il rapporto con la conoscenza del nuovo, suscita nei bambini reazioni differenti, a seconda delle loro caratteristiche e dell’ambiente in cui vivono. 

Il gusto, come gli altri sensi, ci avvicina al buono e al bello e orienta anche il nostro rapporto con i piaceri e con la predisposizione verso la curiosità. Perché non cucinare allora insieme? Il coinvolgimento, sempre molto positivo, dei bambini può variare a seconda delle età dei bambini e in genere può andare avanti, a fasi alterne, fino a età avanzate. Pensate solo a genitori e figli adolescenti in cucina, che mix interessante potrebbe essere!

E infine mangiare che non è solo alimentarsi ma nutrirsi anche del piacere dello stare insieme e del condividere.

Proviamo a lavorare su questo?

L’olfatto
Il senso dell’olfatto nel bambino si sviluppa fino all’età di 8 anni: è un percorso di crescita importante perché sono proprio i profumi e gli odori a fissare i primi ricordi nella mente del piccolo. Nella nostra cultura viene dato poco spazio alla stimolazione e all’educazione di questo senso.
Ma se ci pensiamo è l’odore della pelle della mamma e del latte a confortare e rassicurare in neonato prima ancora degli altri sensi; è l’odore del cibo che ci fa venire l’acquolina in bocca e prepara l’apparato digerente al suo lavoro; è l’odore familiare della nostra casa che ci conforta e rassicura di essere in un luogo protetto; è l’odore delle persone che influenza i comportamenti sociali di desiderio, piacere o rifiuto ed è proprio l’olfatto, il senso più antico, quasi preistorico nella storia dell’evoluzione della specie, che conserva più a lungo la memoria degli episodi passati della nostra vita.

Che ne dite allora di provare ad a conoscere meglio questo senso, stimolarlo e renderlo più sensibile con la nostra attenzione; con i nostri bambini, fare più spesso esperienze di annusare oggetti e dare un nome agli odori che sentono; insieme a loro, raccontando e rivivendo i momenti vissuti, ricordare gli odori sentiti.

Tutto ciò, oltre che arricchire la nostra e la loro vita di nuove esperienze sensoriali, costruisce la storia personale di ognuno di noi e forma quella memoria affettiva ed emotiva. 

Come genitori ci troviamo di fronte all’ardua impresa di far crescere i nostri figli cercando di recare meno danno possibile, quindi con l’aspirazione ad essere quasi perfetti o sufficientemente buoni. Questo vuol dire avere la capacità di sintonizzarsi sui bisogni del bambino e rispondere in modo adeguato all’età, mettersi nei suoi panni, provare a sentire ciò che prova, che vive, per poi tornare nei nostri panni per potergli dare comprensione, contenimento, fermezza necessari perché costruisca gli strumenti che gli serviranno per affrontare la vita. Cercare la sintonia con lui è un lavoro che dura fino all’età adulta e richiede una buona dose di flessibilità, soprattutto durante l’adolescenza.

Sintonizzarsi sui bisogni, ma anche assolvere al compito normativo, quindi dare le regole che lo aiutino a sentire il contenimento. Questo si esprime con la capacità di dare dei limiti, una struttura di riferimento, che corrisponde al bisogno del bambino di vivere all’interno di un sistema che abbia comportamenti coerenti. Per cui le regole sono condivise da entrambi i genitori e valgono nelle stesse situazioni.

In tutto questo vi auguro di metterci tanto cuore! Questo secondo me potrebbe essere inserito come il numero 6 dei nostri sensi…

Auguro a voi un buon inizio anno e buon lavoro su voi stessi, con voi stessi e con le persone che vi vogliono e alle quali volete bene.

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